GLI ESAMI DI MATURITA’, IL FESTIVAL DELLE IPOCRISIE.

Redazione Forse molti lettori nel leggere il titolo penseranno: “Che cosa serve parlare degli esami di maturità adesso”. È vero ormai anche quest’anno gli esami sono stati archiviati, non sono più notizie da prima pagina e della scuola non se ne occupa più nessuno, anche se a inizio estate è stata approvata, alla chetichella, la riforma “Della Buona Scuola di Renzi”, nel silenzio e nell’indifferenza generale. Questa è la democrazia borghese, tutto è deciso alle spalle dei cittadini, una riforma che potrà condizionare la vita della maggior parte delle persone è imposta dall’alto senza alcun coinvolgimento democratico. Dopo questa […]
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Redazione

Forse molti lettori nel leggere il titolo penseranno: “Che cosa serve parlare degli esami di maturità adesso”. È vero ormai anche quest’anno gli esami sono stati archiviati, non sono più notizie da prima pagina e della scuola non se ne occupa più nessuno, anche se a inizio estate è stata approvata, alla chetichella, la riforma “Della Buona Scuola di Renzi”, nel silenzio e nell’indifferenza generale. Questa è la democrazia borghese, tutto è deciso alle spalle dei cittadini, una riforma che potrà condizionare la vita della maggior parte delle persone è imposta dall’alto senza alcun coinvolgimento democratico.

Dopo questa parentesi, torniamo al tema centrale, perché parlare di Esami di Maturità? Perché essi sono lo specchio di questa società, ma anche lo strumento per condizionare tutto il percorso didattico. Non solo, essi rappresentano anche il mezzo che la borghesia usa, per selezionare la futura classe dirigente, per perpetuare questa società in declino. Ogni anno che partecipo agli esami di stato, come commissario interno o esterno, mi rimangono parecchi pesi sul groppone che mi sono deciso di socializzare, anche se in ritardo, ma non ho avuto il tempo di farlo prima.

PRIMA IPOCRISIA: L’ATTRIBUZIONE DEL CREDITO.

Il nuovo Esame di Stato incorpora nel punteggio finale “il credito scolastico” degli ultimi tre anni di frequenza. La riforma Gelmini, oltre ad intervenire sull’ordinamento degli istituti, ha modificato anche i criteri per attribuire il bonus aggiuntivo di un punto, per ciascuno degli ultimi tre anni di corso. Con le nuove norme per usufruire del bonus aggiuntivo è necessaria una frequenza assidua, un elevato voto di condotta, e, udite udite, il massimo voto di religione! Non solo, secondo le normative introdotte dalla Gelmini, il voto di condotta interviene nella media dei voti, e quindi nell’attribuzione del credito scolastico, mentre se si supera il 25% delle ore di assenze, si è automaticamente bocciati! Su queste pagine si è parlato spesso dell’involuzione antipopolare della scuola, questo processo sta avvenendo non solo con le grandi riforme, ma anche con i piccoli cambiamenti sopra elencati. Nella nuova scuola gli studenti lavoratori o gli autodidatti sono esclusi, mentre se sei ateo o polemico difficilmente potrai avere il massimo punteggio agli esami. Per questo negli ultimi tempi tutti si avvalgono dell’ora di religione, per non perdere l’opportunità del bonus aggiuntivo. Possibile che nessuno abbia contestato questa norma per incostituzionalità? Eppure è palesemente discriminatoria nei confronti di chi non ha alcun credo religioso, o è di una religione diversa da quella cattolica. Così puoi essere intelligentissimo, ma se non sei un “bravo ragazzo”, secondo gli stereotipi più comuni, non potrai mai essere una cima. Non è una cosa di poco conto, il massimo punteggio permette di accedere alle borse di studio, esonero dalle tasse, e agevolazioni varie, e questo non è più possibile se non sei ben inquadrato. Cazzo, la borghesia deve selezionare i suoi quadri e non può incorporare nelle sue fila scapestrati senza Dio!

SECONDA IPOCISIA: LE PROVE SCRITTE.

Nelle prove scritte degli Esami di Maturità si raggiunge la massima ipocrisia, dovrebbero valutare “oggettivamente” la preparazione degli alunni, in realtà sono un potente mezzo di controllo della didattica perché costringono a inseguire, ad ogni costo, il programma ministeriale.

Con la nuova prima prova di Italiano, in particolare, s’impone sempre più il commento del testo, si abituano sempre più gli alunni a commentare le opinioni altrui e non le proprie. Cosi le tracce del compito di italiano costituiscono sei pagine dattiloscritte, tutti commenti a testi. Nella nuova scuola non è opportuno avere un pensiero autonomo ma al massimo si può esprimere il pensiero di altri, bisogna coltivare la cultura della delega.

È nella Seconda prova scritta, però, che si raggiunge il massimo dell’ipocrisia. In tutti gli ordinamenti questa prova dovrebbe comprovare le conoscenze specifiche, in realtà solo pochi alunni, per ogni classe sono in grado di svolgerla, allora vi è un tacito accordo di lasciar correre e si lascia utilizzare il secondo telefonino che i ragazzi non hanno consegnato. Oppure sono gli insegnanti che devono darsi da fare per togliere le castagne dal fuoco e passare le soluzioni agli alunni. Ogni anno in tutte le scuole si ripete questo rituale, ma tutti fanno finta di non sapere di come stanno le cose. D’altronde se non si facesse così, sarebbero in pochi a superare l’esame e si certificherebbe il fallimento del sistema scolastico, mentre in questo modo si certifica una preparazione inesistente. Niente di strano l’ipocrisia è uno dei valori fondanti di questa società, da trasmettere alle generazioni future!

GLI ESAMI ORALI, LA RIVINCITA DEL NOZIONISMO.

Tante volte su questo telematico si è parlato della mancata coscienza di classe, bisogna seguire gli orali in un esame di maturità per capire come stanno le cose: un inutile ripetere di opinioni altrui, ogni volta ti fai due p.le cosi ne sentir parlare del fanciullino di Pascoli, del pessimismo di Leopardi dell’attentato di Sarajevo come causa della prima guerra mondiale. Sembra che il tempo si sia fermato e che gli alunni siano mantenuti, volutamente, al di fuori dal mondo. Proprio un bel lavoro non c’è che dire. Non va meglio per le materie professionali o caratterizzanti, s’impone il pensiero unico del profitto sopra di tutto.

Alla fine tutto a cosa si riduce? Generalmente nella riconferma della media dei voti. A che serve allora questo inutile spreco di risorse? Al controllo di tutti gli operatori scolastici. Non ci devono essere schegge impazzite che diffondono idee pericolose, oppure facciano troppo pensare gli alunni. La scuola deve servire ad intorpidire le coscienze e non a risvegliarle, e a questo serve, così com’è strutturato, l’Esame di Maturità, a controllare che il lavoro sia ben fatto. L’ipocrisia all’ennesima potenza.

PIERO DEMARCO

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