I SINDACATI STENDONO IL TAPPETO ALLA RIFORMA DELLA “BUONA SCUOLA”

Redazione di Operai Contro, I sindacati hanno steso il tappeto alla riforma della scuola voluta dal governo Renzi. Non l’hanno fatto in questi giorni o con le processioni del 5 maggio in alcune città italiane. Lo hanno fatto negli anni precedenti, quando hanno avallato tutte le riforme che si sono succedute: la riforma D’Onofrio, la riforma Berlinguer , la riforma Moratti, la riforma Gelmini. Lo hanno fatto nei mesi precedenti, quando hanno taciuto sulla “buona scuola” proposta e imposta da Renzi, quando non hanno organizzato niente contro essa. Consapevoli della generale opposizione alla riforma della “buona scuola”, come ha […]
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Redazione di Operai Contro,

I sindacati hanno steso il tappeto alla riforma della scuola voluta dal governo Renzi.

Non l’hanno fatto in questi giorni o con le processioni del 5 maggio in alcune città italiane.

Lo hanno fatto negli anni precedenti, quando hanno avallato tutte le riforme che si sono succedute: la riforma D’Onofrio, la riforma Berlinguer , la riforma Moratti, la riforma Gelmini.

Lo hanno fatto nei mesi precedenti, quando hanno taciuto sulla “buona scuola” proposta e imposta da Renzi, quando non hanno organizzato niente contro essa.

Consapevoli della generale opposizione alla riforma della “buona scuola”, come ha mostrato la massiccia partecipazione allo sciopero del 5 maggio, i sindacalisti, da esperti pompieri delle lotte, si sono ben guardati dall’organizzare la benché minima protesta.

Scioperi seri e manifestazioni combattive nello scorso autunno avrebbero invece posto le basi per successive occupazioni delle scuole, con la partecipazione dei più convinti fra studenti, docenti, non docenti e genitori. Solo con le scuole occupate in tutta l’Italia si sarebbe potuto smontare la “buona scuola” renziana.

Invece nulla è stato fatto. così i sindacati hanno consegnato la scuola pubblica, quel che rimane di essa, a una riforma che trasformerà definitivamente la scuola in un’azienda e ne peggiorerà le condizioni.

Ora Renzi ha teso la mano per qualche modifica, i sindacati la sbandierano come una vittoria, le scuole stanno per chiudere e la riforma passerà fra gli applausi del governo e i falsi mugugni dei sindacati, veri e propri professionisti dell’inganno.

Con “un uomo solo al comando”, il preside o dirigente scolastico, che amministrerà l’istituto scolastico come un’azienda privata, ogni forma di critica e di opposizione avrà vita più dura. Andare a scuola costerà di più, in tutti i sensi.

Chi ne soffrirà realmente saranno però i figli degli operai, che meno di oggi potranno permettersi di studiare, di comprare i libri e i materiali scolastici necessari, di partecipare alle iniziative culturali, come le costose gite, di opporsi alle decisioni antipopolari dei nuovi direttori d’azienda.

I sindacati hanno contribuito massicciamente a ottenere questi risultati antioperai e antipopolari. Ma non c’è da meravigliarsene. Hanno fatto nelle scuole esattamente quanto fanno nelle fabbriche. E se lo fanno nelle fabbriche perché non dovrebbero farlo nelle scuole?

Tuttavia, negli anni a venire, il malcontento crescerà sempre più nelle scuole. E, pur tra mille difficoltà, potrà diventare terreno fertile per lotte che schierino realmente i soggetti più critici della scuola dalla parte degli operai e dell’interesse degli operai per una scuola pubblica, gratuita, popolare.

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