Giornale, Numero 003 del 30 marzo 2015

L’assurdità di un solo macchinista

Egregio Direttore, a caccia di profitti le ferrovie dello Stato nel 2009 hanno eliminato il doppio macchinista sui treni, nonostante gli scioperi e le proteste dei macchinisti stessi, che purtroppo […]

Egregio Direttore,

a caccia di profitti le ferrovie dello Stato nel 2009 hanno eliminato il doppio macchinista sui treni, nonostante gli scioperi e le proteste dei macchinisti stessi, che purtroppo erano stati lasciati soli dal sindacato. I questi anni con un solo macchinista sono successe terribili tragedie, come quella di Viareggio. Ora una sentenza sconfessa l’eliminazione del secondo macchinista e riapre la questione. Una ragione in più per far ripartire la lotta. Un solo uomo alla guida dei treni, pregiudica la sicurezza per lui, per chi viaggia, per l’ambiente circostante. Anche l’altro giorno in Sardegna si è sfiorata la strage. Allego l’articolo del Fatto Quotidiano. Saluti da un pendolare vostro lettore.

 

Il ferroviere Silvio Lorenzoni non voleva guidare senza il secondo macchinista. Come migliaia di colleghi temeva che, in caso di emergenza o se si fosse sentito male trovandosi in un tunnel o su un viadotto, un’ambulanza non lo avrebbe mai raggiunto: ci sarebbe stato bisogno di un collega che portasse il treno incontro ai soccorsi. Per questo Trenitalia lo ha sospeso e licenziato. Ma il Tribunale di Genova gli ha dato ragione.

Il problema del doppio macchinista.Trenitalia, come altre aziende del trasporto ferroviario, dal 2009 ha introdotto l’agente solo per il trasporto viaggiatori e dal 2010 ha progressivamente tagliato i doppi macchinisti a bordo dei treni merci, affiancando a un unico conducente il cosiddetto tecnico polivalente. Questo, in caso di malore del macchinista, ferma il treno e chiama i soccorsi, ma non è in grado di guidare. Una misura presa per rendere più efficiente il lavoro, dopo la liberalizzazione del trasporto ferroviario. “Allora furono 7mila, sui 10mila macchinisti totali che ci sono in Italia, a firmare contro questa misura. Ma in un clima segnato da sospensioni e licenziamenti, in pochi sono stati coerenti e hanno continuato a rifiutarsi di guidare. Uno di questi è Lorenzoni” fa sapere a ilfattoquotidiano.it il ferroviere genovese Antonino Catalano, responsabile del sindacato Cat (Coordinamento autorganizzato trasporti). Addetto alla Divisione Cargo dell’Area Nord Ovest, Lorenzoni era abituato a guidare su tratte piene di tunnel, come quelle liguri. Da solo non voleva lavorare: sarebbe stato troppo pericoloso in caso di malore. Lo aveva messo anche nero su bianco, con una lettera indirizzata alla direzione di Trenitalia il 22 febbraio 2011. Avvertiva che avrebbe potuto “astenersi dal compiere l’attività di condotta richiesta in tali condizioni di degrado, a tutela della propria incolumità”. E ha mantenuto la promessa. Nel 2012 era stato sospeso per due volte, perché, non lavorando, aveva causato ritardi e quindi danni patrimoniali all’azienda. Nel 2014 lo aveva fatto di nuovo, quattro volte. Dopo le sanzioni disciplinari (oltre 30 giorni senza lavoro e senza paga), Trenitalia è passata al licenziamento, il 5 settembre 2014.

Una decisione storica che potrebbe cambiare il trasporto ferroviario. A distanza di sei mesi, il tribunale di Genova non si limita ad annullare il licenziamento con un’ordinanza immediatamente esecutiva, ma entra nel merito della questione. Secondo il giudice Marcello Basilico, l’azienda non può aumentare i rischi per i lavoratori per motivi di “economicità” ed “efficienza”. Se lo fa, è da considerarsi responsabile. “Sono più di 200 i macchinisti sanzionati con giorni di sospensione perché si sono rifiutati di guidare senza un collega pronto a sostituirli in caso di malore; in tribunale hanno perso in primo grado, aspettano l‘appello. Ma questa ordinanza potrebbe cambiare tutto” spiega ancora il ferroviere e sindacalista Catalano.

L’ultimo caso due giorni fa, in Sardegna: infarto del conducente. A meno che il treno non si trovi nella Pianura Padana, lontano da gallerie, il conducente rischia grosso se si sente male sul lavoro. Come è accaduto il 26 marzo sulla linea Iglesias-Cagliari, quando l’uomo alla guida di un regionale ha accusato sintomi di infarto. Fortuna che tra i passeggeri c’era un collega fuori servizio, che ha portato il treno alla stazione più vicina. Soccorso dall’ambulanza, il macchinista è giunto in ospedale e operato di urgenza. Se c’è stato un lieto fine, lo si deve solo al caso.

 

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