Renzi sfratta fabbriche intere

Caro Operai Contro, lo sapevamo, la cazzata più grossa che Renzi ha sparato per giustificare il Jobs act è che serva a sviluppare l’occupazione. Da quel giorno Renzi è costretto a girare alla larga dagli operai, e provocatoriamente tiene i suoi comizi per conto dei padroni, solo in fabbriche rigorosamente blindate. L’ultima doppia provocazione di Renzi è stato l’arrivo sotto scorta rinforzata all’Alcatel di Vimercate (M B), dove è intervenuto a “inaugurare” un ala della fabbrica che ha da poco espulso 600 lavoratori.  Pelo sullo stomaco o disturbi quale natura? Le provocazioni di Renzi non finiscono qui: ora avvalla […]
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Caro Operai Contro,

lo sapevamo, la cazzata più grossa che Renzi ha sparato per giustificare il Jobs act è che serva a sviluppare l’occupazione.

Da quel giorno Renzi è costretto a girare alla larga dagli operai, e provocatoriamente tiene i suoi comizi per conto dei padroni, solo in fabbriche rigorosamente blindate.

L’ultima doppia provocazione di Renzi è stato l’arrivo sotto scorta rinforzata all’Alcatel di Vimercate (M B), dove è intervenuto a “inaugurare” un ala della fabbrica che ha da poco espulso 600 lavoratori.  Pelo sullo stomaco o disturbi quale natura?

Le provocazioni di Renzi non finiscono qui: ora avvalla anche gli sfratti di fabbriche intere, come avviene allo stabilimento Ocis di Ostiglia in provincia di Mantova.

E non si tratta neanche di “mancanza di lavoro” come dicono i padroni di solito quando chiudono le fabbriche. Ma che ci sia il lavoro a Renzi non interessa. Questo dimostra quanto sia strumentale il fatto che col Jobs act regala soldi ai padroni dicendo di sostenere l’occupazione. Lui i soldi li regala ai padroni e basta, in modo che possano consolidare i profitti, a prescindere dalla situazione contingente. Renzi rappresenta e difende i padroni, se c’è la crisi loro sono sempre i padroni.

Le proteste degli operai all’arrivo dell’ufficiale giudiziario scortato dai carabinieri hanno portato ad una proroga dello sfratto di 10 giorni. Agli operai non resta che puntare i piedi con determinazione e non abbandonare la fabbrica.

Il sindacato se non è compromesso, chiami a turni le fabbriche della zona, a sostenere questa lotta. Scoprirà che gli operai non sono soli, se, quanti vogliono sostenere la lotta operaia non vengono cacciato come è accaduto a Brescia.

Allego l’articolo della Gazzetta di Mantova. Saluti da un affezionato lettore.

MANTOVA. Proteste e rabbia questa mattina davanti allo stabilimento Ocis di Ostiglia, l’industria metalmeccanica per la quale doveva scattare il decreto esecutivo di sfratto. I cinquanta dipendenti si sono trovati davanti ai cancelli in attesa che si presentasse l’ufficiale giudiziario per notificare l’obbligo a lasciare fabbrica e macchinari. Quando l’ufficiale ha fatto il suo ingresso accompagnato da carabinieri e avvocati non sono mancate scene di pianto e di rabbia. I sindacalisti della Fiom Cgil hanno radunato i lavoratori in assemblea mentre iniziava la trattativa tra le parti. E alla fine la buona notizia: lo sfratto è stato rinviato di 10 giorni. “Le parti hanno deciso di sedersi a un tavolo per tentare di arrivare a un accordo – spiega uno degli avvocati della Ocis Pietro Poltronieri – è la prima volta che si apre il confronto, che ci si siede attorno a un tavolo”. Per salvare la Ocis c’è quindi tempo fino al 21 novembre, altrimenti lo sfratto a quel punto diventerà esecutivo. “A questo punto abbiamo deciso di sospendere l’assemblea e i lavoratori rientreranno al lavoro nel pomeriggio con gradualità – ha aggiunto in tarda mattinata Giuliano Cicogna, della Fiom Cigl – nella speranza che entro il 21 le parti trovino un accordo”. Nei giorni scorsi la Ocis, sfrattata per morosità dal proprietario degli immobili, la Clean Energy, ha posto due possibili ostacoli. Il primo è rappresentato dall’opposizione presentata in extremis ieri al Tribunale di Mantova dal neo avvocato della ditta, Pietro Poltronieri. Al giudice per le esecuzioni Andrea Bulgarelli è stata presentata la richiesta urgente motivandola con la situazione giudiziaria ancora in divenire e tre procedimenti non conclusi contro la Clean Energy: un giudizio d’appello sulla legittimità dello sfratto che sarà discusso nel maggio 2015; una causa civile che si dibatterà a dicembre ed un procedimento penale ancora in capo alla procura. Bulgarelli ha fissato la data di discussione della richiesta di sospendere lo sfratto al 24 novembre. Il secondo inciampo potrebbe essere un possibile incidente di esecuzione, ovvero la contestazione diretta che ferma i lucchetti quando si verifica siano «lesi diritti altrui».

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