Giornale, Numero 864 del 11 novembre 2014

OPERAI ALLO SBANDO, PADRONI SODDISFATTI

Operai allo sbando, padroni soddisfatti Chi è in realtà Renzi? All’inizio della crisi i governi e i loro capi, giocavano ad introdurre sacrifici che dovevano pesare equamente su tutte le […]

Operai allo sbando, padroni soddisfatti

Chi è in realtà Renzi?

All’inizio della crisi i governi e i loro capi, giocavano ad introdurre sacrifici che dovevano pesare equamente su tutte le classi sociali.

Il vento è cambiato, oggi la grande crisi costringe Renzi ad agire chiaro, per questo personaggio sono i padroni grandi e piccoli dell’industria e dei servizi ad essere i motori della ripresa e per loro bisogna sacrificare tutte la società e prima di tutti gli operai.

Il messaggio è chiaro “se riprendono i profitti riprende l’economia, costi quel che costi”, ed allora le scelte conseguenti sono state prendere sottobraccio Marchionne e mettere sotto torchio gli operai. Ma la crisi peggiorerà.

Renzi oltre ad essere un cialtrone si manifesta oggi come rappresentante politico più accreditato dai padroni, un burattino nelle loro mani.

Il bonus

Sulla questione espandere i consumi per superare la crisi, la montagna ha partorito un topolino demagogico: gli 80 euro. I salari degli schiavi sono miserabili ed invece di imporre ai loro diretti padroni un aumento salariale, Renzi e i suoi scagnozzi hanno trovato una nuova soluzione: sia lo Stato a dare un po’ di soldi. Renzi si è comprato i voti, gli operai hanno avuto le briciole i padroni non hanno tirato fuori un euro.

L’articolo 18

Il capo del governo ha avuto la sfrontatezza di invocare contro l’articolo 18 la libertà dei licenziamenti individuali: sono ancora i padroni nella crisi che hanno usato il burattino. Il più intimo desiderio di chi comanda sul lavoro è buttar fuori dalle fabbriche chi resiste, chi si oppone alle pesanti condizioni di lavoro, chi rivendica aumenti salariali. Il padrone sa quanto sia pericoloso in particolare oggi, per il suo regime di fabbrica anche un solo operaio ribelle, anche un solo suddito che non accetta supinamente il volere del despota, va eliminato e il cialtrone lavora per dare questa possibilità.

Meno tasse a chi?

Con la legge di stabilità il cerchio si chiude. Quella che si chiama riduzione delle tasse è nient’altro che denaro fresco che dai redditi della società, passa al capitale che sfrutta il lavoro. Come questi soldi verranno recuperati non è un mistero: aumenteranno i prezzi dei servizi, diminuiranno salari e stipendi. I padroni soddisfatti realizzano il loro sogno, ottenere soldi dallo Stato per ripianare i bilanci, grazie al giovane Renzi.

Il Pd, il partito della Confindustria

Niente di terribile, la grande crisi spinge le classi e i partiti a parlare chiaro e palesarsi per quello che sono e rappresentano. Renzi è il capo del Pd. Il Pd è stato il partito che per anni ha raccontato di essere dalla parte di chi lavora. Renzi ha finalmente lacerato tutte le ambiguità, le vecchie parole: il Pd è oggi chiaramente il partito del capitalismo che sfrutta gli operai. L’opposizione interna è insignificante e la vicenda dell’articolo 18 ne è la dimostrazione. La collocazione chiara senza mezzi termini del Pd ha svuotato le stesse opposizioni di “sinistra”. Hanno giocato troppo con l’unità col Pd ed ora non sanno che pesci prendere.

Sindacato senza padrini

Il sindacato ha perso i padrini politici. Renzi gli ha scaricati malamente, proprio loro che hanno contribuito a tenere a bada gli operai, cedendo passo dopo passo con il consenso su tutti i fronti.

Lo stesso Landini grida per televisione dai palchi dei comizi contro l’attentato all’articolo 18, non convince né i suoi funzionari, abituati a firmare qualunque accordo di licenziamenti collettivi, né gli operai che questi accordi a perdere hanno dovuto subire.

Gli operai sono sbandati

Resistiamo fabbrica per fabbrica ai licenziamenti qua e la, accenniamo a qualche ribellione ma la concertazione, le processioni, le illusioni ci hanno tolto ogni forza collettiva. Mentre il Parlamento decide sulla nostra pelle noi aspettiamo che si svegli la Camusso: poveri noi. Invece è proprio il tempo della ribellione, senza aspettare nessuno, fidandoci delle nostre forze.

La modernità parla chiaro, se vogliamo un lavoro può darci solo un lavoro da schiavi, se vogliamo uno Stato che funzioni, dobbiamo rinunciare a curarci, dobbiamo vivere in quartieri che cadono a pezzi, nel fango e nella miseria.

Modernità per modernità

Noi operai non guardiamo al passato. Con tutta la loro civiltà ci scopriamo ancora più schiavi e più poveri di prima. Tutto il passato di diritti costituzionali di riforma del lavoro ci ha portati ad un Parlamento che per alzata di mano vota la libertà di licenziamento dell’ultimo schiavo ribelle. Noi operai guardiamo alla modernità al futuro e sia la liberazione degli schiavi moderni degli operai del lavoro salariato.

Una riorganizzazione

Noi proponiamo a tutti gli operai di riorganizzarsi su nuove basi, ormai è chiaro che nessuna ci rappresenta socialmente e politicamente, senza la nostra organizzazione indipendente, siamo in balia di Confindustria, del Parlamento, dei partiti dei borghesi, tutti pronti per uscire dalle crisi a rafforzare e allargare la nostra schiavitù. Abbiamo bisogno di collegarci, fra gli operai che non si sottomettono, che non si illudono più, fra gli operai ribelli, da questo collegamento può ricominciare un reale movimento di ripresa della lotta operaia e la nascita finalmente di un loro partito.

Per contatti e collegamenti info@operaicontro.it

Aslo – Operai Contro via G. Matteotti 496 – 20099 Sesto San Giovanni (Mi)

Associazione per la Liberazione degli Operai

Milano 20 0ttobre 2014 fot. in proprio

Invitiamo tutti gli operai che leggono il nostro giornale a distribuire questo volantino nelle fabbriche e durante lo sciopero del 14 Novembre 2014

Il testo in formato .pdf  per il volantinaggio

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