LA LINEA DELLE CAUSE LEGALI DELLA FIOM HA FALLITO

Redazione di Operai Contro Che il clima delle relazioni sindacali in fabbrica, alla FIAT di Pomigliano, sia mutato, è una cosa a cui possono credere solo i giudici di Nola e i funzionari sindacali che sono fuori dallo stabilimento Con l’accordo tra la FIOM di Landini e la FIAT del 30 maggio scorso sono rientrati 19 attivisti FIOM alla FIAT di Pomigliano. In cambio Marchionne ha ottenuto la chiusura del procedimento nei suoi confronti per “discriminazione” e “condotta antisindacale” e se l’è cavata con il pagamento di quattro soldi (2650 euro). E’ la vittoria della “via democratica”, del ritorno […]
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Redazione di Operai Contro

Che il clima delle relazioni sindacali in fabbrica, alla FIAT di Pomigliano, sia mutato, è una cosa a cui possono credere solo i giudici di Nola e i funzionari sindacali che sono fuori dallo stabilimento

Con l’accordo tra la FIOM di Landini e la FIAT del 30 maggio scorso sono rientrati 19 attivisti FIOM alla FIAT di Pomigliano. In cambio Marchionne ha ottenuto la chiusura del procedimento nei suoi confronti per “discriminazione” e “condotta antisindacale” e se l’è cavata con il pagamento di quattro soldi (2650 euro).

E’ la vittoria della “via democratica”, del ritorno a relazioni sindacali “normali”. I dirigenti FIOM sono contenti. Anche senza picchetti e lotte dure, si è riusciti a riportare a miti consigli l’amministratore delegato della FIAT che ha fatto rientrare gli attivisti FIOM e, giustamente, ha avuto in cambio il passo indietro di Landini, subito reso operativo dai giudici che hanno liberato Marchionne dall’incombenza dei processi.

Il “vogliamoci bene” ha vinto. Ma è proprio così?

In fabbrica le cose sono un po’ diverse. I 19 attivisti FIOM in fabbrica sono stati completamente isolati dagli altri operai attraverso una vera e propria campagna terroristica orchestrata dall’azienda e attuata dai team leader che “consigliano” gli operai di non farsela con quelli della FIOM. Risultato: i 19 attivisti e tutti quelli “sospettati” di essere simpatizzanti FIOM, nessuno li avvicina. In più ad alcuni di loro sono toccate le postazioni lavorative peggiori.

La FIOM ha tentato in tutti i modi di evitare lo scontro aperto con la FIAT in tutti questi anni. Ha seguito solo la strada legale, molte inutili passeggiate lontano dallo stabilimento, e pochi presidi di “rappresentanza”. Lotte vere zero.

Nel frattempo Marchionne è andato avanti come un carro armato. Ha buttato fuori tutti i sindacalizzati, prima con il trasferimento a Nola dei 316, poi con la cassa integrazione. In questi passaggi la FIOM ha fatto solo un’opposizione di facciata senza mai incidere sulla produzione.

L’ultimo esempio sono i “picchetti” di giugno 2013 in occasione delle comandate di sabato. La FIOM organizzò una manifestazione nazionale per tutta la notte davanti ai cancelli della FIAT di Pomigliano mobilitando centinaia di attivisti da tutta l’Italia. Le “forze dell’ordine” si presentarono agguerrite al momento dell’inizio turno. La FIOM non tentò neanche la forzatura. Un dirigente della questura di Napoli si presentò e indicò a Landini l’orologio facendogli capire che era ora di andarsene, e la FIOM se ne andò. L’episodio dimostrò che era tutto concordato. D’altra parte già Amendola, segretario della Fiom Campania, aveva anticipato il giorno prima in un’intervista che “Noi (la FIOM) non abbiamo nessuna intenzione di bloccare i lavoratori che vorranno entrare in fabbrica”. E così fu.

L’incapacità di organizzare una seria opposizione alla FIAT. L’incapacità di mettere su lotte che incidessero sulla produzione. Tutto questo alla fine ha agito profondamente sulla coscienza degli operai. La FIAT ha avuto tutto il tempo che ha voluto per portare fino in fondo la sua politica di ricatto e asservimento. Il risultato è che per adesso gli operai non si muovono più.

La debolezza e l’inettitudine del sindacato, il ricatto della disoccupazione, la paura li hanno bloccati.

Gli attivisti FIOM sono rientrati, ma intorno a loro c’è il deserto. I loro dirigenti che scaldano le poltrone nelle sedi possono credere tutto quello che vogliono sul mutato clima delle relazioni sindacali in FIAT e possono dare tutte le indicazioni possibili sul da farsi, perché poco si farà. La strada è stretta ormai, la gente non si muove e le tessere non si fanno più, e senza soldi anche i funzionari traballano.

La FIAT ha anticipato di parecchio quello che Renzi sta organizzando per tutti gli operai d’Italia. Il tempo è cambiato. La strada “democratica”, delle lotte per finta, è finita.

Altro che vittoria. A Pomigliano si è avuta la dimostrazione che agli operai serve un’organizzazione diversa per reagire ai vari Marchionne nella crisi. Tutte le illusioni democratiche sono finite. Agli operai che lavorano a ritmi impossibili sotto il controllo asfissiante dei capi e sotto ricatto, agli operai ribelli che odiano i padroni, agli operai che vivono la miseria e la depressione della cassa integrazione mentre gli industriali spadroneggiano e ingrassano, serve un’organizzazione vera di lotta. Per ora, anche, laddove necessario, muovendosi sott’acqua, senza emergere per non essere bruciati, devono collegarsi tra loro, devono organizzarsi, devono prepararsi alla rivolta.

Le organizzazioni riformiste hanno fatto il loro tempo.

Sezione AsLO di Napoli

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