FUGA DALLA LIBIA

DAL CORRIERE DELLA SERA E’ iniziata la fuga dalla Libia, dove le violenze delle ultime due settimane gli scontri tra gruppi armati hanno causato 97 morti e 400 feriti solo nella capitale, Tripoli. I diplomatici occidentali continuano ad abbandonare la Libia che sprofonda nella spirale incontrollabile del caos mentre nell’area di Tripoli si rischia la catastrofe a causa degli incendi a catena di depositi di carburante colpiti da un razzo durante i gli scontri tra fazioni rivali. In particolare un razzo che ha colpito un deposito di carburante ha causato incendi a catena sulla strada che porta all’aeroporto della […]
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DAL CORRIERE DELLA SERA

E’ iniziata la fuga dalla Libia, dove le violenze delle ultime due settimane gli scontri tra gruppi armati hanno causato 97 morti e 400 feriti solo nella capitale, Tripoli. I diplomatici occidentali continuano ad abbandonare la Libia che sprofonda nella spirale incontrollabile del caos mentre nell’area di Tripoli si rischia la catastrofe a causa degli incendi a catena di depositi di carburante colpiti da un razzo durante i gli scontri tra fazioni rivali. In particolare un razzo che ha colpito un deposito di carburante ha causato incendi a catena sulla strada che porta all’aeroporto della capitale. Il governo libico: «Si rischia catastrofe ambientale e umanitaria».

La fuga degli occidentali

Intanto la Farnesina ha trasferito oltre 100 italiani in altri Paesi mentre resta a Tripoli l’ambasciatore italiano Giuseppe Buccino, unico tra gli occidentali. Gli Stati Uniti hanno evacuato tutto il personale dell’ambasciata, mentre Gran Bretagna, Germania, Olanda e Francia hanno invitato i propri concittadini a lasciare il Paese. Il governo del Cairo ha avvertito gli egiziani di non partire per la Libia, chiedendo a quelli che già si trovano nel paese di cercare di spostarsi verso il confine con la Tunisia.Dal canto suo l’Eni ha reso noto che «le attività proseguono regolarmente» ma che «l’evolversi della situazione nel Paese viene monitorata con attenzione».

La telefonata di Renzi

La situazione è ad alta tensione. Nella serata di lunedì il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha avuto un colloquio telefonico con il segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon. Al centro della conversazione, la situazione internazionale con particolare riguardo al drammatico scenario politico per il quale il premier, in linea con gli esiti della Conference Call con Usa, Gran Bretagna, Germania e Francia, ha chiesto alle Nazioni Unite di svolgere un ruolo attivo per favorire la cessazione delle ostilità e l’avvio di un dialogo politico tra le diverse parti.

Incendio «fuori controllo» a Tripoli

Nella zona attorno a Tripoli, dove le milizie combattono per il controllo dell’aeroporto, un deposito di idrocarburi ha preso fuoco e rischia di esplodere dopo che un razzo ha colpito un serbatoio. Le fiamme si sono estese a un secondo serbatoio e i vigili del fuoco, ha detto il portavoce della Compagnia nazionale di petrolio, Mohamed al-Hrari, hanno «lasciato definitivamente la zona a causa dei combattimenti» che nelle ultime due settimane hanno fatto quasi cento morti e 400 feriti. Il governo libico avverte che si rischia una «catastrofe umanitaria e ambientale dalle conseguenze difficili da prevedere» perché l’incendio è «fuori controllo», e invita la gente a lasciare la zona perché si rischia una «grande esplosione» nel raggio di alcuni chilometri.

L’escalation di violenza

Con razzi, esplosioni, attacchi, gli ex ribelli di Misurata e le milizie armate di Zintan, che detengono il controllo dell’aeroporto internazionale, tentano di affermare il proprio potere seul territorio. Domenica a Tripoli un razzo sparato dalle milizie ha colpito un edificio che ospitava operai egiziani uccidendone 23. La situazione politica resta pericolosamente instabile. Una cinquantina di membri della nuova Camera dei rappresentanti, eletta il 25 giugno, provenienti dall’ovest, dal centro e dal sud della Libia, si è riunita a Tripoli per preparare il passaggio di poteri dal Congresso nazionale uscente previsto il 4 agosto a Bengasi. Ma la presenza di gruppi islamici e dei jihadisti di Ansar al Sharia rendono la città orientale insicura quanto e più di Tripoli. Il generale dissidente Khalifa Haftar – accusato di colpo di Stato e di aver assunto un’autorità che non gli compete – da maggio scorso tenta di ripulire la città dell’est dai fondamentalisti. E intanto il governo libico ha lanciato un appello per un aiuto internazionale dopo che numerose petroliere hanno preso fuoco a causa degli scontri tra milizie rivali. In un comunicato pubblicato sul proprio sito, il governo ha spiegato che i combattimenti tra milizie rivali hanno causato un incendio che potrebbe innescare un «disastro umanitario e ambientale». Nel deposito colpito nella notte da un razzo, secondo il sito di notizie al-Wasat, erano presenti 6,6 milioni di litri di carburante. Il governo ha chiesto agli abitanti della zona di lasciare l’aerea nel timore di un’esplosione.

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1 Comment

  1. gruppo operai

    w la lotta e la ribellione degli operai di Gela w la lotta di liberazione del popolo oppresso della Libia contro l’imperialismo occidentale