Giornale, Numero 709 del 7 giugno 2014

HAPPY GOODYEAR

Ripubblichiamo una lettera da Latina Redazione di Operai Contro, ieri si è proiettato al cinema Nuovo Aquila di Roma,un documentario sulla strage, ancora senza colpevoli,avvenuta nella fabbrica goodyear di Cisterna […]

Ripubblichiamo una lettera da Latina

Redazione di Operai Contro,
ieri si è proiettato al cinema Nuovo Aquila di Roma,un documentario sulla strage, ancora senza colpevoli,avvenuta nella fabbrica goodyear di Cisterna di Lt.
Una storia di operai annientati mentre producevano profitti per i padroni, una storia come centinaia di altre dove i padroni, italiani o stranieri non hanno pagato con la galera per il loro comportamento criminale!
Un elenco che conta oltre duecento morti di tumore, decine di malati per patologie neoplastiche, linfomi e leucemie, decine di sostanze cancerogene utilizzate. Il bilancio di morte e disperazione lasciato dalla Goodyear Italiana Spa parte da qui: dallo smisurato numero di decessi e malattie tra gli operai che fino al 2000, hanno lavorato nei reparti dello stabilimento italiano della multinazionale americana della gomma. Una lista destinata, oggi più di dieci o vent’anni fa, ad allungarsi con impressionante velocità e di cui sembra impossibile dare contezza. Il lavoro delle giornaliste Elena Ganelli e Laura Pesino racconta la storia degli ex operai impiegati nella fabbrica di Cisterna di Latina, approdata in Italia nei primi Anni ’60 grazie ai fondi della Cassa del Mezzogiorno. Sembrava dove sse portare benessere e lavoro per l’intera comunità, ma in realtà si è rivelata una fabbrica di morte, una delle tante sparse per l’Italia. Nei vari reparti gli operai respiravano polvere di nero fumo, fibre di amianto, solventi, vernici e ammine aromatiche, lavorando anche a mani nude. L’azienda forniva infatti solo semplici tute blu che i lavoratori non toglievano neppure a mensa. Nessuno di loro indossava mascherine. Nessuno conosceva la tipologia delle sostanze che maneggiava ogni giorno né tantomeno i rischi che comportavano per la salute. Protagonista del documentario è Agostino Campagna, operaio e rappresentante sindacale, che comincia ad annotare su un’agenda rossa i nomi dei colleghi e amici che si ammalano, poi a raccogliere casa per casa le cartelle cliniche. Nel 2000 il Comitato familiari e vittime della Goodyear deposita una denuncia contro la multinazionale presso la Procura di Latina, proprio mentre la fabbric a decide di chiudere i battenti e delocalizzare. Le accuse ipotizzate per nove ex dirigenti dello stabilimento sono omicidio colposo plurimo e lesioni plurime aggravate. Una tesi accolta dal Tribunale di Latina nel processo di primo grado, concluso con una sentenza di condanna a 21 anni complessivi di reclusione nei confronti di tutti gli imputati. E in parte ribaltata nel processo davanti alla Corte d’Appello di Roma, che ha invece assolto alcuni degli imputati. Nel frattempo è in corso un secondo processo nel capoluogo pontino per altri morti e altri malati. Questa volta gli imputati sono undici, tutti rinviati a giudizio nel maggio del 2012 con le stesse accuse. La scia di morte lasciata dalla multinazionale però non finisce qui. L’agenda rossa di Agostino Campagna continua a riempirsi di nomi e croci e si moltiplicano i ricorsi civili per il risarcimento danni promossi dai parenti delle vittime e da ex operai sopravvissuti al cancro.
Saluti operai da Latina

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