Giornale, Numero 524 del 4 dicembre 2013

SUDAFRICA PROSEGUE LA LOTTA DEI MINATORI

Redazione di Operai Contro, La lotta degli Operai minatori del Sudafrica non si è fermata con il lungo sciopero di novembre. Continua infatti il braccio di ferro tra il padronato […]
Redazione di Operai Contro,
La lotta degli Operai minatori del Sudafrica non si è fermata con il lungo sciopero di novembre. Continua infatti il braccio di ferro tra il padronato e l’Unione Nazionale dei Minatori (NUM), il sindacato di categoria trascinato, dal basso, a proseguire lo scontro.
La grande manifestazione operaia del 26 novembre a Dunkel West, nella capitale Johannesburg dove ha sede la Northam Platinum, è stata l’apice dell’ennesimo sciopero dichiarato il 3 novembre e che ha coinvolto 7000 Operai. Una marcia che ha messo il padronato di fronte alle loro pessime condizioni di lavoro: le Operaie hanno denunciato la cronaca ed esplicita discriminazione sessista ed il nepotismo, mentre continua ad ardere sempre più intensamente la fiamma del razzismo con gli Operai di colore costretti ai lavori sotterranei e più a rischio, a dispetto dei bianchi organizzati nei lavori in superficie.Il NUM, storicamente ingranaggio dell’African National Congress (ANC) il partito tuttora al potere, in maniera strumentale è partito con una campagna di lotta radicale votata per lo più alla promozione della sua immagine, a seguito delle diverse migliaia di lavoratori passati all’altro sindacato di categoria, l’Association of Mineworkers and Construction Union (AMCU); gli Operai non si sono fatti ingannare ed hanno diretto personalmente lo sciopero alla Northam durato tutto il mese di novembre. Il timore sta nell’ostinata chiusura alla trattativa da parte del padronato, che conta di vedere dispersi i picchetti in concomitanza con le feste della fine di dicembre.

Nei primi mesi del 2013 l’AMCU aveva gestito un tavolo con le tre più importanti industrie di estrazione di platino del Paese, rivendicando la cifra per il salario base di 12.500 rand (900 euro circa) contro l’attuale di 5600 rand (400 euro circa): ciò portò alla caldissima estate di tensione e scontri, culminati con i 34 minatori uccisi dalla polizia nello sciopero di Marikana dello scorso Ferragosto. Con una sconfitta di portata nazionale, AMCU ha ribassato le richieste portandole a 8600 rand (600 euro circa). Per contro, il NUM rivendica 2100 rand (150 euro) di aumento per gli Operai più esposti a rischio ed usura, un compenso per il lavoro in trasferta lontano da casa di 3800 rand (300 euro circa) migliorando l’attuale di 2200, 1000 rand (75 euro) aggiuntivi di indennità per gli Operai che maneggiano le attrezzature idrauliche per l’estrazione del minerale e le dimissioni dell’amministratore delegato della Northam, Glyn Lewis.

Sino a qui ciò che concerne i sindacati. Il padronato ha imposto un pesante freno ad ogni trattativa in attesa delle festività, lasciando invariata la sua proposta di aumenti tra l’8 ed il 9% a seconda della mansione svolta, affermando che tale può essere il massimo concedibile a rischio di licenziamenti di massa una volta passato tale limite. Nel Paese primo al mondo per estrazione di platino, i padroni strizzano l’occhio ad un esecutivo attento a far quadrare i conti della sua prima, fondamentale entrata: “Lo stallo dello sciopero è da imputarsi unicamente all’atteggiamento di chiusura dei sindacati” scrive il portavoce di Northam, Memory Johnstone al “Mail & Guardian” del 29 novembre “il signor Frans Baleni (segretario generale del NUM,ndr) ha rifiutato ogni tipo di impegno con la società”. Passando poi al succo della questione: “Uno sciopero prolungato mina alla redditività a lungo termine di Northam e potrebbe minacciare diversi posti di lavoro. Produciamo 1000 once di platino e minerali contigui al giorno, ed in questa situazione perdiamo 14 milioni di rand (1 milione di euro,ndr) quotidinamente. A novembre il conteggio si è attestato a 200 milioni di rand (oltre 14 milioni e mezzo di euro,ndr)” .

Insomma, il governo borghese è avvisato; e per di più il prossimo anno ci saranno le elezioni, in concomitanza con i 20 anni di ascesa al potere del partito che fu di Mandela. Un ventennio nel quale non è cambiato nulla della sostanza: si registra una nuova recrudescenza razzista, i bianchi controllano ogni posto chiave del ponte di comando, povertà e disoccupazione restano ben al di sopra ogni soglia di allarme. Una radicalizzazione del conflitto è perciò inevitabile per gli Operai, che stanno imparando sempre meglio come sfruttare a proprio favore le organizzazioni sindacali.
Il NUMSA (l’Unione Nazionale dei Metalmeccanici del Sud, sindacato di fabbrica) si spinge sino alla richiesta di nazionalizzare le industrie minerarie e per l’assegnazione delle terre agricole fertili alla popolazione, sottraendole allo strapotere di quelle potenze che una volta, con più coerenza rispetto ad un presente di fatto immutato, venivano chiamate per quello che tuttora sono: coloniali.

A cura di M.L.

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