Giornale, Numero 505 del 14 novembre 2013

ILVA DI TARANTO: GLI ASSASSINI DELLO STATO AL SERVIZIO DELLO STRAGISTA RIVA

Redazione di Operai Contro, lo Stato è al servizio del padrone dell’ILVA. di Mimmo Mazza TARANTO – tarantoI tempi sono in certi casi dilatati oltremisura. E alcune misure risultano tutt’altro […]

Redazione di Operai Contro,

lo Stato è al servizio del padrone dell’ILVA.

di Mimmo Mazza

TARANTO – tarantoI tempi sono in certi casi dilatati oltremisura. E alcune misure risultano tutt’altro che utili per abbattere l’inquinamento. Sul piano per le misure ambientali dell’Ilva di Taranto redatto dagli esperti Giuseppe Genon, Lucia Bisceglia e Marco Lupo, membri del comitato nominato dal ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, piovono le osservazioni di enti e associazioni, entro il termine previsto dalla legge che ha disposto il commissariamento dell’azienda.

In 25 pagine il direttore generale dell’Arpa Giorgio Assennato e il direttore scientifico Massimo Blonda esprimono il punto di vista dell’agenzia, non lesinando critiche.

Secondo l’Arpa, infatti, il piano degli esperti «oltre a non comportare l’introduzione di migliorie tecniche» fa registrrare «per alcuni casi la frammentazione temporale degli interventi previsti con decreto di riesame ed in altri l’accettazione di “modifiche non sostanziali” proposte dal gestore a cui l’autorità competente non aveva dato ancora riscontro». Arpa Puglia sottolinea che «per la maggior parte delle prescrizioni sono state indicate esclusivamente le date di consegna dei relativi progetti, ove previsti, ed avvio lavori, tralasciando di indicare la data di ultimazione che si presuppone – scrivono Assennato e Blonda citando le disposizioni precedenti sull’Ilva di Taranto – debba essere “non oltre trentasei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto” ossia il 3 agosto 2016».

Una delle osservazioni riguarda la realizzazione di edifici chiusi nelle aree di deposito dei materiali polverulenti. L’Ilva aveva proposto alla commissione Aia una modifica della precedente autorizzazione, proponendo l’adozione dei sistemi di umidificazione al posto di impianti di captazione e aspirazione, il gruppo istruttore competente non ha ancora deciso e invece gli esperti nominati dal ministro Orlando danno la modifica già per acquisita, «senza entrare – si legge nel documento dell’Arpa – nel merito degli aspetti tecnico-operativo. A tal proposito, si ritiene doveroso attendere l’esito dell’attività istruttoria al fine di aver contezza, almeno, dell’efficacia dell’intervento proposto». Stessa osservazione riguarda il sistema di scarico dei minerali al porto. Per quanto riguarda le misure da adottare per garantire la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, in particolare in termini di prevenzione incendi e di polverosità ambientale, l’Arpa sostiene che «è necessario prevedere adeguate misure di prevenzione negli ambienti lavorativi, in particolare per la difesa da agenti nocivi e polveri» mentre una riscrittura del piano viene sollecitata riguardo le emissioni in atmosfera. «Il piano deve definire limiti prescrittivi per l’emissioni convogliate in atmosfera specifici per ciascun punto di emissione presente all’intero stabilimento siderurgico invece – scrive l’Arpa – di limiti riferiti alle diverse aree produttive sulla base del criterio dì compensazione dei limiti emissivi. Si evidenzia infatti che l’adozione di tale criterio non è applicabile per gli impianti produttivi dello stabilimento Ilva».

ILVAOPERAIO

Lascia una risposta