Giornale, Numero 396 del 25 luglio 2013

Lavori forzati

VOLANTINO DISTRIBUITO ALL’ALFA DI POMIGLIANO Un morto non lo possono “ammacchiare”, anche se il cartello luminoso all’interno continua a recitare “zero incidenti”, ma fino ad ora tutti gli incidenti che […]

VOLANTINO DISTRIBUITO ALL’ALFA DI POMIGLIANO

Un morto non lo possono “ammacchiare”, anche se il cartello luminoso all’interno continua a recitare “zero incidenti”, ma fino ad ora tutti gli incidenti che sono avvenuti sono passati sotto silenzio. Gli stessi operai preferiscono non andare in infermeria, non mettersi in “infortunio”. Non si sa mai, uno che marca visita può trovarsi d’incanto nel purgatorio dei cassintegrati.

Nella galera industriale di Pomigliano non ci si può ammalare, è preferibile non andare mai in infermeria. Bisogna lavorare e stare zitti. Bere quando è possibile. Non ascoltare musica con le cuffiette. Mai allontanarsi dalla linea. Mai chiamare un delegato sindacale. Mai lamentarsi.

Se c’è un problema sulla postazione, la procedura imposta è assurda. A lavoro fermo, si deve richiamare l’attenzione del superiore; questo a sua volta deve dare il consenso per far intervenire il delegato sindacale, ottenuto il permesso, l’operaio può andare dal delegato e spiegare l’eventuale problema, altrimenti no. Se a questo “sperpetuo” si aggiunge il fatto che il delegato nella maggior parte dei casi non conclude niente, si capisce tutta l’inutilità per noi operai dei sindacalisti di fabbrica.

Tutto è ben organizzato per spremerci. Noi lavoriamo. In un solo giorno produciamo milioni di euro di profitto. Gli azionisti e i dirigenti fanno la bella vita con i soldi che noi gli facciamo guadagnare. I capi si prendono alti stipendi per controllare che noi lavoriamo “motivati”. I nostri sindacalisti, (che sulle linee non ci sono mai, ma ai tavoli delle “trattative” per firmare quello che ordina il padrone ci sono sempre), per questo “servizio” vengono pagati senza lavorare.

Un bel teatrino. Tutti uniti per fotterci. Se qualcuno si lamenta, protesta, o addirittura fa gli scioperi, ci sono sempre “le forze dell’ordine” pronte a comando fuori ai cancelli dello stabilimento.

Il carcere in un modo o nell’altro uno se lo deve guadagnare, ma noi quale “reato” abbiamo commesso per meritarci i lavori forzati?

 

ASSOCIAZIONE PER LA LIBERAZIONE DEGLI OPERAI – Sez. di Napoli

VOLANTINO Alfa_2013-07-25.pdf

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