PROTOCOLLO DUE: LA LISTA DELLA SPESA DEI BUONI PROPOSITI

Il nuovo protocollo governo padroni sindacati, è una lista di raccomandazioni che nella realtà incideranno poco nella limitazione del contagio.
 I padroni hanno pochi obblighi e anche questi vengono enunciati con una certa approssimazione.

Il nuovo protocollo governo padroni sindacati, è una lista di raccomandazioni che nella realtà incideranno poco nella limitazione del contagio.
I padroni hanno pochi obblighi e anche questi vengono enunciati con una certa approssimazione.
Tutto il documento deve dare l’impressione che i soggetti interessati, padroni, governo e sindacalisti, abbiano definito le cose ponendo al centro il benessere di chi lavora.
La prima domanda da porsi è perché hanno redatto un nuovo protocollo. Evidentemente per fornire uno scudo legale alle responsabilità aziendali e, da parte sindacale, per dimostrare che è “stato fatto tutto il possibile” per tutelare “i lavoratori”.
Molti, sulla stampa, hanno sottolineato che nel nuovo protocollo ci sono anche sanzioni per le aziende che non rispettano le regole stabilite. E si sottolinea pure che Confindustria “ha minacciato pure di abbandonare il tavolo” su questo. Da quello che si legge la montagna ha partorito un topolino.
La mancata attuazione del Protocollo che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.
Pertanto le Parti convengono sin da ora il possibile ricorso agli ammortizzatori sociali, con la conseguente riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, al fine di permettere alle imprese di tutti i settori di applicare tali misure e la conseguente messa in sicurezza del luogo di lavoro
”.
In realtà, un vero incentivo alla non osservanza del protocollo, tanto se ci sarà un assai improbabile controllo, l’unica conseguenza potrebbe essere il fermo produttivo per mettere in atto quelle misure che prima si era evitato di fare, magari per risparmiare sui costi.
Un’altra questione che non è stata volutamente trattata è, se un eventuale contagio va trattato come infortunio sul lavoro, in analogia a ciò che è previsto per il personale sanitario, o semplice malattia. Se non è infortunio, non solo colui che si contagerà andrà incontro ai tagli salariali previsti per le malattie e al conteggio di limiti di assenze, ma le aziende avranno buon gioco a dimostrare che il contagio non è avvenuto sul posto di lavoro.
Assicurare un piano di turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione con l’obiettivo di diminuire al massimo i contatti e di creare gruppi autonomi, distinti e riconoscibili”.
Negli stabilimenti che fanno tre turni come si riorganizzano? Ma anche in quelli che fanno due turni? Senza una riduzione della produzione, dei turni di lavoro e, conseguentemente del numero di presenze, questa “assicurazione” rimarrà lettera morta, oppure c’è il rischio che spalmeranno i turni su sette giorni.
E’ necessario il rispetto del distanziamento sociale, anche attraverso una rimodulazione degli spazi di lavoro, compatibilmente con la natura dei processi produttivi e degli spazi aziendali.”
Si raccomanda il distanziamento, ma dove non è possibile, perché il posizionamento dei macchinari e l’organizzazione del lavoro, come quello sulle linee, non lo permette, allora non si fa . In questi casi ritorna utile la vecchia mascherina, “qualora il lavoro imponga di lavorare a distanza interpersonale minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative è comunque necessario l’uso delle mascherine, e altri dispositivi di protezione”, il che fa intendere per inciso che, in altri casi, la mascherina può anche essere evitata. Questa possibilità di lavorare senza mascherina non è legata al risparmio delle mascherine dato che, nel protocollo, non si specifica che debbano essere date in dotazione dal padrone. Piuttosto invece, al fatto che tenere una mascherina per un intero turno di lavoro diventa impossibile e crea diversi problemi di salute all’operaio, come le esperienze fatte da chi la sta già utilizzando negli ospedali e nelle fabbriche dimostra.
l’azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago”. La pulizia giornaliera non dovrebbe appartenere alla straordinarietà e la “sanificazione periodica”, dà ampio margine all’azienda di sanificare quando vuole. Inoltre, ricordiamo che la sanificazione in FCA per esempio, è compito dello stesso operaio.
Il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea”. Potrà, ma non dovrà essere sottoposto obbligatoriamente. Qui il protocollo lima quello che in questi giorni era diventata, nel chiacchiericcio giornaliero sull’epidemia, una delle misure fondamentali per evitare il contagio nelle fabbriche. Il padrone può scegliere se misurarti la febbre, ma se un operaio per problemi di principio si rifiutasse di farsela misurare succederebbe uno scandalo.
Misurare la temperatura a tutti, nella testa dei padroni, ha fatto subito intravvedere i tempi lunghi per farlo e il rallentamento conseguente dell’inizio della produzione.A meno che il tempo venga rubato agli operai lasciandoli in attesa nelle lunghe fila della portineria.
Qualora, per prevenire l’attivazione di focolai epidemici, nelle aree maggiormente colpite dal virus, l’autorità sanitaria competente disponga misure aggiuntive specifiche, come ad esempio, l’esecuzione del tampone per i lavoratori, il datore di lavoro fornirà la massima collaborazione.”
La gestione del tampone che ad oggi è l’unico sistema per il controllo dell’infezione e della sua immediata individuazione che è un compito dell’autorità sanitaria viene qui allargata all’intervento del datore di lavoro che fornirà la collaborazione necessaria per l’esecuzione del tampone. Questo è un compito specifico dell’autorità sanitaria in cui il padrone non deve mettere becco, nelle sue mani non è un semplice strumento di protezione degli operai ma il mezzo per garantirsi una selezione fra chi può lavorare senza protezione e chi invece deve stare a casa ed anche da guarito non è detto che possa più servire. Chiarito questo il tampone può essere l’unico modo per monitorare costantemente lo stato di salute degli operai e circoscrivere immediatamente eventuali casi di contagio. Oltre ad essere fondamentale per iniziare subito le cure adeguate per evitare le conseguenze più gravi del virus. Ma per essere veramente utile dovrebbe coinvolgere l’intera comunità sociale che sta attorno agli operai e tenerla costantemente sotto controllo.
Il problema è che i padroni si dividono in due gruppi, quelli che non vogliono far sapere se in fabbrica ci sono contagiati, e il tampone di massa in fabbrica, come dimostrano diversi casi, fa scoprire di solito innumerevoli casi che prima non si conoscevano, con gli asintomatici, o con quelli che presentano pochi sintomi. Un numero eccessivo di contagiati diventa un problema, un intralcio al proseguimento degli affari. E gli altri che con quattro soldi fanno i tamponi a tutti e i “loro operai sani possono lavorare a pieno ritmo” senza distanziamento produttivo, mezzi di protezione allentati, tanto il tampone ha detto che sono sani, oggi.
La sorveglianza sanitaria periodica non va interrotta, perché rappresenta una ulteriore misura di prevenzione di carattere generale: sia perché può intercettare possibili casi e sintomi sospetti del contagio, sia per l’informazione e la formazione che il medico competente può fornire ai lavoratori per evitare la diffusione del contagio”.
Sorveglianza di che tipo visto che l’unico mezzo di sorveglianza valido è il tampone, che si farà solo in casi eccezionali? In mancanza di questo però, per consolare gli operai la sorveglianza sanitaria sarà supportata dal “medico competente”, che dovrebbe essere, (il condizionale è d’obbligo nella lettura del protocollo), il medico aziendale, dove c’è.
Se tutti questi dispositivi vi sembrano ancora poca cosa, il protocollo ci comunica che l’azienda “mette a disposizione idonei mezzi detergenti per le mani”.
Uno dei pochi punti dove si usa categoricamente l’imperativo è dove si vietano le riunioni in azienda, cioè le assemblee dei lavoratori. “Non sono consentite le riunioni in presenza”.

In questo documento per gli operai non c’è niente.
Ci sono raccomandazioni bonarie che tre amici si fanno per evitare un guaio. In realtà è solo una pezza per coprire la linea padronale “feroce e senza scrupolo”, come l’ha definita qualche sindacalista.
Senza fare tamponi sistematici all’intera popolazione dello stabilimento, almeno uno ogni quindici giorni, non si riesce a sapere niente sullo stato di salute degli operai.
Sul trasporto non c’è niente. Qui vale la regola arrangiatevi. Il padrone se ne è completamente lavato le mani e ha delegato tutto ai trasporti pubblici, insufficienti già nell’ordinario, o al trasporto individuale attuato dallo stesso operaio. Non solo, ma una eventuale distribuzione dei viaggiatori su più orari, già di per se impossibile per mancanza di mezzi, avrebbe presupposto una distribuzione su tempi diversi delle entrate in fabbrica, con ricadute negative sulla produzione.
Per distanziare gli operai nelle produzioni moderne, l’unico modo è diminuire la produzione e fare turni brevi con metà del personale. Ma anche questo, insieme a dispositivi individuali di protezione e a una sanificazione costante dell’ambiente di lavoro a intervalli brevi di tempo nell’arco della giornata, anche se fossero forniti e praticati in modo impeccabile, non eviterebbero agli operai i rischi del contagio.
Rispetto a questa evenienza il protocollo è senza parole. La struttura sanitaria pubblica si è dimostrata inconsistente. E maggiormente in Lombardia che da tutti veniva definita un’ “eccellenza nazionale”.
Se gli operai si ammalano avranno due possibilità davanti, al contrario dei ricchi, o soffrire a casa sperando in un superamento naturale della malattia, o morire in un sotto scala di un ospedale pubblico senza strumenti e senza farmaci.
Invece di imporre almeno questo ai padroni, governo e sindacati, hanno fatto una lista di buoni propositi a costo zero per il padrone.
Appena la giostra del profitto riprenderà, anche le quattro scemenze riportate nel protocollo verranno spazzate via dai padroni.
Per gli operai non ci sono molte alternative: o si ribellano o saranno destinati ad ammalarsi senza neanche avere la possibilità di un’assistenza decente per loro e le loro famiglie.
F. R.

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