LA CIGS COPRE L’80% DEL SALARIO? UNA GRANDE FALSITÀ

C’è una nuova impennata di richieste di cassa integrazione. La UIL sostiene che è un modo di salvare posti di lavoro e che gli operai perdono solo il 16% di salario. Una falsità che solo sindacalisti venduti possono sostenere.

C’è una nuova impennata di richieste di cassa integrazione. La UIL sostiene che è un modo di salvare posti di lavoro e che gli operai perdono solo il 16% di salario. Una falsità che solo sindacalisti venduti possono sostenere.


Nel 2019, secondo gli ultimi dati INPS, la Cassa integrazione (sia ordinaria che straordinaria) è aumentata del 20% rispetto allo scorso anno. Sono state autorizzate in totale 259 milioni di ore. Era dal 2012 che non c’era un aumento rispetto all’anno precedente. Se guardiamo ai soli operai, per i quali le ore di cassa integrazione autorizzate sono circa l’80% del totale delle ore autorizzate, la situazione è ancora peggiore; abbiamo che la CIGO è aumentata del 9% e la CIGS (che include anche i contratti di solidarietà) di oltre il 60% per un aumento medio degli interventi di cassa integrazione di oltre il 30% rispetto allo scorso anno. Ma come ce li presentano, come leggono questi dati, quei sindacati che a quei tavoli (Al MISE ci sono 160 tavoli di crisi aperti che coinvolgono oltre 200 mila lavoratori) si siedono per firmare la cassa integrazione per noi operai? Prendiamo ad esempio l’ultimo rapporto della UIL che sulla base dei dati INPS, oltre alle ore autorizzate, calcola i “posti di lavoro salvaguardati dalla cassa integrazione”. Quest’anno, secondo questo rapporto, risultano, grazie naturalmente a loro intervento, “salvaguardati” 127.000 posti, di cui quasi 100.000 operai (il risultato è ottenuto dividendo le ore autorizzate di cassa integrazione per le ore lavorate in un anno, calcolate in circa 2.000). Ma non si fermano qui, nello stesso rapporto, la UIL calcola anche la perdita salariale pro-capite dovuta alla cassa integrazione ottenuta calcolando la retribuzione annua persa (ore autorizzate di cassa moltiplicate per i sussidi erogati meno il salario/stipendio medio) diviso per i “posti di lavoro salvaguardati” che è mediamente di 2.234 euro, pari a “solo” il 16% del salario annuo! La UIL conclude questo rapporto di auto-esaltazione dell’azione del sindacato confederale “rivendicando fortemente” che vengano rivisti i tetti massimi del sussidio della cassa integrazione (i cui massimali oggi sono 993 euro mensili per chi percepisce meno di 2.148 euro mensili e 1.194 per chi invece ha retribuzioni superiori), così da poter continuare a sedersi ai tavoli e continuare a firmare dichiarando di difendere gli operai ancora meglio!
Le mistificazioni che va raccontando questa piccola borghesia seduta ai vertici del sindacato sono davvero scandalose per quanto sono antioperaie e pensare che questi signori pretendono di parlare a nostro nome.
Firmano la cassa integrazione e si permettono di dichiarare di aver “salvaguardato dei posti di lavoro”. Intanto il padrone ti butta fuori dalla fabbrica (quasi 100.000 operai secondo i loro calcoli), minando l’unità e la resistenza operaia, ti isola, ti disperde, ti ricatta con un salario da fame ed alla fine quella “salvaguardia” si trasforma, in mancanza di una forza operaia organizzata, nell’esatto suo contrario, nel licenziamento. Quello che si salvaguarda, quindi, non è l’interesse degli operai, bensì quello del padrone che può liberarsi degli operai che non servono più allo scopo del suo arricchimento senza sopportare nessun costo. La “salvaguardia del posto del lavoro” nasconde il contrario di quello che dichiarano, nasconde la complicità di questi sindacati, di questi sindacalisti con il padrone con cui condividono la necessità che gli operai debbano produrre profitti, altrimenti non servono. Per questi signori è naturale che il destino degli operai sia legato alle necessità del padrone. Come se essere sfruttati sotto un padrone sia una scelta e non la condizione di chi non ha altra alternativa a quella vita da schiavo. Per gli operai lottare per il lavoro è lottare per sopravvivere, non hanno nulla da salvaguardare della loro condizione, a differenza di chi dice di rappresentarli e che nella sottomissione e nella dispersione della forza operaia trova la miglior soluzione sicuramente per “salvaguardare il proprio posto di lavoro”.
Firmano la cassa integrazione e si permettono di dichiarare che perdita sul salario annuo è solo del 16%! È incredibile come si possano trasformare le cose. Aggregando tutto alla maniera di Trilussa (“Uno ha due polli l’altro nessuno ma la media dice che abbiamo un pollo per uno”) riescono a tirare fuori un dato che non esiste per poter poi concludere della correttezza della loro azione e dell’utilizzo della cassa integrazione come strumento a difesa degli operai, casomai solo da riformare aumentando i massimali. Gli operai ci metterebbero la firma per perdere solo il 16% in CIG! Ma la realtà è ben altra, l’80% della retribuzione che prevede la cassa integrazione è una presa in giro. I massimali bloccano la copertura del salario reale ad un livello molto più basso. Tenendo conto che nel salario mensile di riferimento vanno inseriti i ratei di tutte le altre voci della retribuzione (es. tredicesima) ed inoltre non maturano ferie, non maturano premi di produzione e così via, in realtà, la perdita di salario rispetto alla CIG arriva anche al 50%, come gli operai hanno imparato sulla propria pelle! E allora ci vuole altro che l’enunciata, a bassa voce, lotta per un aumento dei massimali che questi menti eccelse hanno tirato fuori dal cappello girando e rigirando i dati a loro piacimento. Perché invece non una lotta molto più concreta, chiara, diretta nell’interesse degli operai per un salario pieno per chi si è consumato in fabbrica quando serviva al padrone e adesso che non serve più non può essere ridotto alla povertà.
Troppo semplice? No, semplicemente sbagliato per i nostri sindacalisti per i quali è giusto e naturale che ci sia la perdita di quasi metà del salario per gli operai in cassa integrazione, è giusto per questi non chiedere niente al padrone come integrazione diretta del salario, è giusto chiedere le briciole allo Stato per coprire con la miseria i licenziamenti. Tanto ad essere sfruttati in fabbrica non sono loro e con la cassa integrazione, una volta buttati fuori dalla fabbrica, non ci devono campare loro.
P.S.

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