FUSIONE FCA-PSA: AZIONISTI PIÙ RICCHI, OPERAI PIÙ POVERI

Presentano l’operazione come l’occasione di rilancio dei due gruppi. In questi tempi di crisi ogni fusione ha prodotto esuberi ed intensificazione dello sfruttamento. Prepariamoci.

Presentano l’operazione come l’occasione di rilancio dei due gruppi. In questi tempi di crisi ogni fusione ha prodotto esuberi ed intensificazione dello sfruttamento. Prepariamoci.


 

L’accordo Psa Fca è stato ufficializzato il 18 dicembre, ora ci vorrà più di un anno per renderlo completamente operativo. E’ in questo lungo periodo che gli azionisti decideranno le sorti di uomini e stabilimenti.
Tutti i dirigenti dei due gruppi, spalleggiati dai sindacalisti italiani, ripetono costantemente che non ci saranno tagli né di stabilimenti, né di uomini, anzi per il 2022 si raggiungerà la piena occupazione negli stabilimenti italiani. Tavares, l’attuale amministratore delegato di Psa e prossimo amministratore delegato del nascente gruppo, disse la stessa cosa a marzo del 2017, quando Psa incorporò la tedesca Opel, affermando che le sinergie tra le due case automobilistiche non “ si basavano su tagli del personale“. La Opel ha perso circa un terzo dei dipendenti tra tagli del personale e “dimissioni incentivate” da allora.
Per gli operai francesi non era andata meglio. Dal 2012, nel gruppo Psa dove erano confluite Peugeot e Citroën, si sono volatilizzati circa ventimila posti di lavoro in Francia. In compenso dopo anni di magra, il gruppo nel 2016 aveva ripreso a macinare profitti. Mentre gli operai andavano in miseria con le espulsioni, e quelli che rimanevano erano costretti a lavorare di più, gli azionisti ingrassavano.
Il ritornello ossessivo che in questi giorni i dirigenti recitano, ripetuto dai loro pappagalli a pagamento, i sindacalisti, sembra un film già visto. Se guardiamo meglio la situazione vediamo che la gran parte degli stabilimenti italiani lavora a ritmo ridotto. A Pomigliano, nonostante il successo Panda e i ritmi forsennati sulle linee di montaggio, con l’ultimo traguardo delle 470 auto per turno raggiunto proprio nei giorni dell’annuncio della fusione tra Psa e Fca, da dieci anni e oltre lavorano meno della metà degli occupati e gli operai hanno perso una montagna di soldi per gli ammortizzatori sociali. La situazione è più o meno simile per Cassino e Melfi. Per Mirafiori è anche peggiore.
Per il nuovo gruppo prevedono un quarto posto nella scala dei produttori mondiali di auto, tenendo presente che gli autoveicoli venduti da Psa e Fca insieme arrivano attualmente a 8,7 milioni, con 4,8 milioni di Fca, ma appunto con quasi la metà della manodopera occupata in Italia. D’altra parte Psa ha 45 stabilimenti complessivamente, mentre Fca ne ha 102. Anche se non legate ufficialmente a “tagli del personale”, nei piani del nuovo gruppo già si prevedono, per “le sinergie”, 3,7 miliardi di risparmio nei prossimi anni. Fca porta in dote l’ “America”, e questo è quello che interessa agli azionisti Psa. Per l’Europa, i due gruppi hanno un problema di sovrapproduzione, specialmente nel settore delle utilitarie. In prospettiva decideranno di ridurre le produzioni e le fabbriche. Anche nelle cilindrate medie e alte però, le cose non sono positive.
Con il protezionismo imperante, gli americani faranno vendere lì solo le auto che sul territorio americano si producono. Già sta succedendo. In Cina, che è la scommessa per il futuro, Fca è praticamente inesistente e Psa ha perso sistematicamente terreno passando da 742.000 auto nel 2014 a 260.000 nel 2018. E nel primo trimestre 2019 le vendite sono ancora diminuite del 60%, secondo le cifre riportate dai giornali francesi. In Europa la concorrenza non dà grosse speranze.
Da questi dati possiamo dedurre che in Italia, nel processo di integrazione PSA-FCA, Mirafiori e Pomigliano rischiano. Cassino è una scommessa per il futuro, ma una scommessa persa nel presente con la crisi delle produzioni Alfa. L’unica che appare avere più prospettive è Melfi. Sempre che gli operai accettino di farsi buttare in mezzo ad una strada per far arricchire gli azionisti.
Gli azionisti Fca fidano nell’intervento dello Stato. Oltre ai soliti finanziamenti di cui godono da sempre, ultimo 27 milioni per lo sviluppo dell’elettrico, in particolare a Melfi, lo Stato dovrà intervenire in presenza degli “esuberi”. Con leggi ad hoc ed adeguamento degli ammortizzatori sociali, dovrà sostenere i lavoratori che usciranno dal processo produttivo per evitare “eccessive tensioni sociali”. Costi socializzati e profitti privati, questo è l’intervento dello Stato dei padroni a sostegno dei padroni.
Ma non ci faremo accecare dai dati sulla produzione di auto, sul modello di auto da produrre per accettare le ricadute che avranno sulla condizione operaia, sul salario e il livello di sfruttamento, sui licenziamenti. Fra i dati della capacità dei mercati di assorbire la produzione e la condizione degli operai c’è in mezzo un elemento che li determina entrambi: il profitto che devono intascare gli azionisti.
Gli scenari per gli azionisti sono completamente diversi. La fusione viene fatta alla pari nonostante Psa sia quotata sui mercati di più. Cinquanta e cinquanta. Nel consiglio d’amministrazione undici membri, cinque per Fca incluso il neo presidente Elkan e cinque per Psa più l’amministratore delegato Tavares. Quindi sei a cinque per i francesi. In più si prevede di far entrare due “teste di legno”, due sindacalisti di cui uno italiano come segno di partecipazione anche degli operai alla conduzione dell’impresa. Un’usanza dei tedeschi e degli americani principalmente. Contano poco, però spesso sono presenti nei consigli di amministrazione. A cosa servono? Agli operai sicuramente niente. I consigli di amministrazione sono decisi dagli azionisti di maggioranza, nel nuovo gruppo quindi dalla famiglia Peugeot e dagli Agnelli, e fanno solo gli interessi della proprietà. Non c’è nessuna democrazia nelle società per azioni, né tantomeno con la presenza di “rappresentanti dei lavoratori” che non contano nulla.
Psa ha riconosciuto a Fca un premio di 6,7 miliardi per arrivare a partecipazioni uguali nel nuovo gruppo. Fca ha subito reso noto che pagherà un maxi dividendo straordinario di 5,5 miliardi più un ulteriore miliardo e cento milioni di dividendo che ognuna delle due società pagherà ai rispettivi azionisti. Con il nuovo gruppo, dopo una ristrutturazione “sinergica”, gli azionisti di maggioranza prevedono di realizzare 11 miliardi di euro all’anno di utili.
Anche nella crisi i costi più elevati li devono sostenere gli operai. I padroni continuano a guadagnare. Le due condizioni sono inversamente proporzionali. Per migliorare i profitti delle imprese le condizioni degli operai devono peggiorare. Se il nuovo gruppo andrà bene, gli azionisti si riempiranno ulteriormente le tasche di soldi. Invece per gli operai la situazione peggiorerà. Una parte rischia di perdere il posto di lavoro, o di farsi altri anni con la sussistenza degli ammortizzatori sociali. Quelli che rimarranno saranno costretti a lavorare ai ritmi bestiali che già si applicano sulle linee produttive oggi.
D’altra parte un esempio delle “sinergie” Psa Fca già lo abbiamo, è la Sevel di Val di Sangro. Lì gli operai sono così asserviti ai macchinari che non hanno neanche il tempo di andare in bagno e sono costretti a farsela addosso.
F.R.

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