SOSPESI DAL LAVORO, RIDOTTI ALLA MISERIA

Lombardia, 1 semestre 2019. 375 aziende in crisi, 30796 dipendenti, 16502 sospesi dal lavoro. Lo dice un rapporto della FIM, ma l’ISTAT racconta che l’occupazione è aumentata. I dati Istat sul mercato della forza-lavoro pubblicati qualche giorno “narrano” di un aumento dell’occupazione dello 0,6% (130.000 posti) nel secondo trimestre rispetto al precedente. Immediatamente la neo-ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ne ha attribuito il merito alle misure messe in campo dai 5-stelle. E’ una narrazione che non ha nulla a che fare con quanto viene vissuto quotidianamente. L’Istat in queste pubblicazioni generiche aggrega i dati, gli individui al di là […]

Lombardia, 1 semestre 2019. 375 aziende in crisi, 30796 dipendenti, 16502 sospesi dal lavoro. Lo dice un rapporto della FIM, ma l’ISTAT racconta che l’occupazione è aumentata.

I dati Istat sul mercato della forza-lavoro pubblicati qualche giorno “narrano” di un aumento dell’occupazione dello 0,6% (130.000 posti) nel secondo trimestre rispetto al precedente. Immediatamente la neo-ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ne ha attribuito il merito alle misure messe in campo dai 5-stelle. E’ una narrazione che non ha nulla a che fare con quanto viene vissuto quotidianamente. L’Istat in queste pubblicazioni generiche aggrega i dati, gli individui al di là delle classi, tutti i lavori. Ma se invece si vanno ad analizzare i dati relativi ad alcuni settori specificatamente operai, allora ecco che emerge un quadro completamente diverso.
A rendere più concreta e comprensibile la situazione reale ci viene in aiuto un altro studio, relativo agli operai metalmeccanici lombardi, pubblicato il 9 settembre dalla Fim-Cisl Lombardia.
Già, proprio uno dei sindacati che, nelle varie vertenze sindacali in cui gli operai si trovano ad affrontare la chiusura delle fabbriche o la sospensione dal lavoro, regolarmente ne smorzano la forza collettiva, riconoscendo sempre e solo le ragioni “superiori” dei padroni. Il rapporto è pertanto, paradossalmente, proprio di uno dei sindacati che con il loro fallimentare sindacalismo conducono gli operai verso la discesa nella miseria.
Ebbene la Fim produce ogni sei mesi questo rapporto e lo fa da ben prima del 2007, questo è il 47° rapporto semestrale. Titolo e sottotitolo di questo, relativo al primo semestre 2019, sono significativi: “La ripresa si allontana”, “Ripartono cig e licenziamenti, 16.502 lavoratori coinvolti da crisi nel semestre (+71%), 3.846 quelli colpiti da cigs e chiusure”.
Lo studio non è nazionale come quello dell’Istat, riguarda però la “ricca”, industriale Lombardia e costituisce un monitoraggio puro su oltre 500 mila operai metalmeccanici in 7.000 industrie, da quelle grandi con oltre 500 dipendenti a quelle piccole inferiori a 10 operai. Una analisi impietosa che fa vedere che la politica di accettazione sindacale delle volontà e dei dettami economici dei padroni che avrebbero dovuto permettere di affrontare la crisi, e pertanto riportare nelle fabbriche gli operai, è in realtà un inesorabile discesa all’inferno. È la la stessa Fim che nel rapporto non può non ammettere che tutti questi sacrifici operai non siano in realtà serviti in alcun modo a superare la crisi. Lo fa con un non ben precisato loro “indice della crisi” posto uguale a 100 nel 2007, che nel primo semestre 2019 mostra la sua risalita a 187 e una netta inversione di tendenza.
Il rapporto indica che le aziende metalmeccaniche lombarde coinvolte nei primi sei mesi del 2019 da ristrutturazione per crisi sono state 375 per un totale di 30.796 dipendenti. E più della metà di questi, 16.502 unità, sono stati “sospesi” dal lavoro, ovvero sono stati posti in Cassa Integrazione o in Contratti di Solidarietà, “strumento, questo, che ha consentito nel pieno della crisi di salvaguardare tantissimi posti di lavoro” – dicono gli stessi sindacalisti della Fim sempre pronti a firmare e far accettare agli operai quegli stessi ammortizzatori sociali, e senza rendersi conto di quanto appaia ridicola l’affermazione di fronte all’insuccesso palese della difesa sindacale degli operai. Nel secondo semestre 2018 i “sospesi” erano stati 9.647, il che significa un incremento del 71%.
Nel dettaglio le varie tipologie di ammortizzatori sociali che hanno colpito i 16.502 lavoratori sono state:
la Cassa ordinaria che ha coinvolto 12.656 unità – erano 7.698 nel 2° semestre 2018 (+64,4%);
la Cassa integrazione straordinaria e Contratti di Solidarietà che hanno coinvolto 2.620 lavoratori – erano 1.526 nel 2° semestre 2018(+71,7%);
la Mobilità, ovvero il licenziamento per crisi aziendale, cessazione di attività e fallimento, che ha coinvolto 1.226 operai – erano 423 nel 2° semestre 2018(+189,8%).
Concludiamo con un ultimo dato che compare nel rapporto, quello della somma dei licenziamenti che negli ultimi 4 semestri ha interessato 2.888 operai metalmeccanici in Lombardia, una quantità di operai messi assieme che solo per numero rappresenta una forza da fare impressione. Se poi si aggiunge che la dimensione media delle aziende coinvolte è di circa 82 operai (30.796 dipendenti diviso le 375 aziende coinvolte nella crisi in questo semestre), allocate in una regione che si trova da avere una delle maggiori densità industriali europee, ovvero che non si tratta di operai dispersi in piccole e distanti fabbriche, si scorge la possibilità di ben altre politiche operaie per difendersi nella crisi, differenti da quelle finora utilizzate da un sindacalismo collaborazionista perdente.

R.P.

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