Manifesto Comunista
di Karl Marx e Friedrich Engels
(33° giorno – Non una classe rivoluzionaria ma una classe di sofferenti)

(Non una classe rivoluzionaria ma una classe di sofferenti) E` vero ch’essi sono coscienti di sostenere nei loro progetti sopratutto gli interessi della classe operaia, come della classe che più soffre. Il proletariato esiste per essi soltanto da questo punto di vista della classe che più soffre. Ma è inerente tanto alla forma non evoluta della lotta di classe quanto alla loro propria situazione, ch’essi credano d’essere di gran lunga superiori a quell’antagonismo di classe. Vogliono migliorare la situazione di tutti i membri della società, anche dei meglio situati. Quindi fanno continuamente appello alla società intera, senza distinzione, anzi, […]

(Non una classe rivoluzionaria ma una classe di sofferenti)

E` vero ch’essi sono coscienti di sostenere nei loro progetti sopratutto gli interessi della classe operaia, come della classe che più soffre. Il proletariato esiste per essi soltanto da questo punto di vista della classe che più soffre.
Ma è inerente tanto alla forma non evoluta della lotta di classe quanto alla loro propria situazione, ch’essi credano d’essere di gran lunga superiori a quell’antagonismo di classe. Vogliono migliorare la situazione di tutti i membri della società, anche dei meglio situati. Quindi fanno continuamente appello alla società intera, senza distinzione, anzi, di preferenza alla classe dominante. Giacché basta soltanto comprendere il loro sistema per riconoscerlo come il miglior progetto possibile della miglior società possibile.
Quindi essi respingono qualsiasi azione politica, e specialmente ogni azione rivoluzionaria; vogliono raggiungere la loro meta per vie pacifiche e tentano di aprir la strada al nuovo vangelo sociale con piccoli esperimenti che naturalmente falliscono, con la potenza dell’esempio.
Tale descrizione fantastica della società futura corrisponde al primo impulso presago del proletariato verso una trasformazione generale della società, in un periodo nel quale il proletariato è ancora pochissimo sviluppato, e quindi intende anch’esso ancora fantasticamente la propria posizione.
Ma gli scritti socialisti e comunisti consistono anche di elementi di critica. Essi attaccano tutte le fondamenta della società esistente. Hanno quindi fornito materiale preziosissimo per illuminare gli operai. Le loro proposizioni positive sulla società futura, per esempio l’abolizione del contrasto fra città e campagna, della famiglia, del guadagno privato, del lavoro salariato, l’annuncio dell’armonia sociale, la trasformazione dello Stato in una semplice amministrazione della produzione, tutte queste proposizioni esprimono semplicemente la scomparsa dell’antagonismo fra le classi che allora comincia appena a svilupparsi, e ch’essi conoscono soltanto nella sua prima informe indeterminatezza. Perciò queste stesse proposizioni hanno ancora un senso puramente utopistico.

 (i titoletti fra parentesi tonde sono della redazione)
<32° giorno>                                                                                                 [continua]

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