SATA DI MELFI

Redazione di Operai contro, Marchionne, in un’intervista, riferendosi al suo amico e compare Matteo Renzi alcuni mesi fa dichiarò: «L’abbiamo messo là per quella ragione lì». La ragione non si è fatta attendere molto, e se gli operai non si ribelleranno dovranno vivere sulla propria pelle di cosa si tratta. E’ stato abolito l’art 18.ciò darà ancora più facilmente al padrone la possibilità di licenziare ed è stata data la possibilità di installare le telecamere per controllare meglio gli operai in fabbrica. Le telecamere serviranno a sostegno della sorveglianza e delle guardie massicciamente presenti in fabbrica, oltre a verificare […]

Redazione di Operai contro,

Marchionne, in un’intervista, riferendosi al suo amico e compare Matteo Renzi alcuni mesi fa dichiarò: «L’abbiamo messo là per quella ragione lì».

La ragione non si è fatta attendere molto, e se gli operai non si ribelleranno dovranno vivere sulla propria pelle di cosa si tratta.

E’ stato abolito l’art 18.ciò darà ancora più facilmente al padrone la possibilità di licenziare ed è stata data la possibilità di installare le telecamere per controllare meglio gli operai in fabbrica.

Le telecamere serviranno a sostegno della sorveglianza e delle guardie massicciamente presenti in fabbrica, oltre a verificare l’esistenza di altri spazi, eventualmente ne fossero rimasti, per aumentare ancora di più i ritmi di lavoro, nonché come strumento per facilitare i licenziamenti.

Dal capo del PD e da un partito che si classifica di sinistra molti operai non avrebbero mai pensato di ricevere questo, altri operai ancora non hanno capito per il momento di cosa si tratta.

Solo alcuni operai avevano anticipato lo scenario, ma in questo sistema diventa irrilevante la voce di pochi.

Proprio per questi pochi operai assistere quello che è successo a Melfi durante la visita di Renzi alla vigilia delle votazioni di maggio diventa davvero deludente e scoraggiante.

Non è la prima volta che gli operai a Melfi hanno la possibilità di manifestare quello che poi giornalmente dichiarano fra di loro circa le cose che non vanno.

Gli operai si lamentano dei sindacalisti che invece di lavorare vanno a passeggio, poi in massa puntualmente li votano. Si lamentano dei sindacati firma tutto, poi pagano la tessera.

Si lamentano dei politici che guadagnano un sacco di soldi e legiferano contro di loro, poi puntualmente li votano.

Viene Renzi invece di farsi sentire e manifestare il dissenso, si fanno fotografare insieme e qualcuno come un buon scolaretto gli legge anche la poesia.

Si lamentano dei partiti poi sostengono il referente locale e mentre gli anni passano le cose cambiano ma in peggio.

Gli operai continuano a lamentarsi i padroni anche. Peccato però che gli operai fanno passi indietro, i padroni passi avanti.

All’orizzonte si intravede un ulteriore peggioramento delle condizioni per gli operai e se non si sveglieranno e reagiranno saranno colpiti inevitabilmente.

La grande battaglia del 2004 alla Fiat di Melfi ha dimostrato che con l’unità e la lotta di noi operai si è conquistato qualcosa e si è messo in difficoltà il padrone con tutti i suoi gregari.

Se gli operai dopo quell’esperienza invece di dividersi in partiti e partitini piccoli borghesi, avessero avuto la capacità e la volontà di unirsi politicamente in un partito indipendente, sicuramente sarebbe stata a quest’ora un’altra storia.

Con l’unità e la lotta gli operai sono una grande forza temuta dal padrone, con la divisione una grande debolezza.

Purtroppo dobbiamo assistere e constatare che anche molti operai che hanno partecipato alla lotta dei 21 giorni sono scivolati in un servilismo che non si sarebbe immaginato in quel periodo e in quei giorni. La verità è che se siamo isolati e divisi davanti al padrone siamo fregati ed allora per cercare di sopravvivere molti operai scelgono la strada individuale del servilismo e dell’opportunismo. Ma questa scelta non può salvarli, può solo favorire il nostro scivolamento verso il basso nella società. L’altra strada, quella dell’unità, della lotta e dell’organizzazione, è una necessità che si imporrà con forza.

Non serve organizzare coordinamenti simbolici, cercando di unire le debolezze dei vari stabilimenti, se poi non si ha la capacità di unire la massa degli operai in fabbrica. Non serve organizzare altri carrozzoni nel tentativo probabilmente di utilizzarli poi in futuro come serbatoio di voti per i vari opportunisti di turno.

Serve un’esperienza simile a quella fatta all’INNSE ed è essenziale unire gli operai a partire da quelli che non si sono mai assoggettati, altrimenti si faranno altre strade, porteranno sempre nel medesimo punto, alla conquista dei privilegi padronali da parte di qualcuno, alla continuazione dello sfruttamento degli operai.

Due operai della SATA di Melfi.

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