ISIS:LO STATO DEL TERRORE

Pubblichiamo per il dibattito il testo che Loretta Napoleoni ha scritto per ilfattoquotidiano.it in occcasione dell’uscita del suo nuovo libro. La storia si ripete. I soldati americani che vengono inviati inIraq per combattere lo stato islamico sono “consulenti”, le missioni di ricognizione aeree dei fedeli alleati europei, tra cui anche noi italiani, diventano azioni di guerra, i costi sono proibitivi: 300.000 dollari l’ora per gli americani, un milione di euro la settimana per l’Italia, sembra di tornare indietro nel tempo, agli anni Sessanta, all’apice della guerra fredda, durante quella nel Vietnam. Ma non è così. Ciò che distingue la seconda decade del XXI secolo […]

Pubblichiamo per il dibattito il testo che Loretta Napoleoni ha scritto per ilfattoquotidiano.it in occcasione dell’uscita del suo nuovo libro.

La storia si ripete. I soldati americani che vengono inviati inIraq per combattere lo stato islamico sono “consulenti”, le missioni di ricognizione aeree dei fedeli alleati europei, tra cui anche noi italiani, diventano azioni di guerra, i costi sono proibitivi: 300.000 dollari l’ora per gli americani, un milione di euro la settimana per l’Italia, sembra di tornare indietro nel tempo, agli anni Sessanta, all’apice della guerra fredda, durante quella nel Vietnam. Ma non è così. Ciò che distingue la seconda decade del XXI secolo dal mondo degli anni sessanta è il declino dell’importanza politica occidentale nelMedio Oriente in particolare e nel villaggio globale in generale. La leadership dell’Isis non solo ha intuito questa verità l’ha metabolizzata, quella occidentale, invece, ancora non se ne è accorta.

Già nel 2011 lo Stato Islamico aveva capito che un intervento straniero congiunto, simile a quello attuato inLibia o in Iraq, non sarebbe mai stato possibile in Siria. Sulla base di questa analisi, ha sfruttato a proprio vantaggio, per di più passando quasi inosservata, il conflitto siriano – versione contemporanea della guerra per procura, dove sono schierati numerosi sponsor e gruppi armati. Mirando a un cambiamento di regime in Siria, paesi come il Kuwait, il Qatar e l’Arabia Saudita hanno attivamente foraggiato una pletora di organizzazioni armate, delle quali l’Isis è soltanto una. Tuttavia, anziché combattere la guerra per procura degli sponsorizzatori, lo Stato Islamico ha usato il loro denaro per impiantare i propri capisaldi territoriali in regioni economicamente strategiche, come le ricche aree petrolifere della Siria orientale. Nessuna precedente organizzazione armata mediorientale era stata in grado di promuoversi quale nuovo potere politico della regione e, per di più, con il denaro dei ricchi sponsor del Golfo. Altro elemento nuovo è la popolarità dell’Isis, la facilità con la quale attrae giovani e meno giovani combattenti nel mondo musulmano. Qual è, in sintesi, la seduzione ultima dello Stato Islamico? Ecco una domanda che dobbiamo porci.

La guerra al Califfato costa 300mila dollari l’ora agli americani, un milione la settimana all’Italia

In parte questo fascino risiede nell’opportunità di riscattare dall’umiliazione compagni di fede in Medio Oriente, ma questa motivazione apparteneva già a molti attentatori suicidi occidentali dopo l’invasione dell’Iraq da parte delle forze della coalizione. Forse esiste qualcosa di più ambizioso che spinge i giovani musulmani ad aderire a questa jihad. La possibilità di partecipare alla costruzione di un nuovo ordine politico in Medio Oriente, alla creazione di uno stato moderno privo di razzismo e tensioni settarie – dopo aver fatto pulizia etnica, certo – rappresenta per molti un’opportunità senza precedenti. Potrebbe essere che i seguaci dell’Isis vedano nel Califfato una nazione non corrotta e incorruttibile, dotata di un profondo senso di fratellanza, una società priva delle sfide che ledonne musulmane occidentali e occidentalizzate rappresentano per i maschi soggiogati da un sistema politico autoritario ed elitario, una nazione governata dall’onore, una società allo stesso tempo contemporanea e perfettamente in armonia con al Tawhid, l’unità dei fedeli ordinata da Dio? In verità, questa nazione idealistica non soltanto offre ai mussulmani la liberazione da secoli di umiliazione, ma rappresenta anche l’utopia politica sunnita per il Ventunesimo secolo, un potente edificio filosofico che per secoli gli studiosi hanno cercato, invano, di far nascere. Questa, in sintesi, è la moderna forza politica che fino all’estate 2014 l’Occidente e il resto del mondo hanno deciso di ignorare.

Se questa analisi è corretta, la seduzione ultima dello Stato Islamico poggia sulla sua capacità di incoraggiare anche giovani professionisti occidentali sunniti ad abbracciare questa utopia e di portarli a credere che il Califfato possieda la capacità di realizzarla, come la rivoluzione khomeinista fu capace di radunare la comunità sciita intorno all’utopia di uno stato islamico sciita e di infondere la certezza che fosse in grado di tradurre in realtà il sogno di un moderno Iran.

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