UCRAINA

Redazione, la terza guerra mondiale prosegue in Ucraina. Cronaca Ancora un nulla di fatto. I colloqui di pace fra i padroni di Kiev e i separatisti prorussi, che si tenevano oggi a Minsk, sono terminati senza nessun accordo. Lo lo ha detto l’emissario del governo ucraino, l’ex presidente Leonid Kuchma, accusando i ribelli di aver fatto fallire le discussioni. “Hanno rifiutato di discutere sulle misure per un cessate-il-fuoco immediato e il ritiro delle armi pesanti”. Sul fronte opposto, gli insorti si dicono pronti a tornare a Minsk solo quando sarà pronto il documento finale ma soprattutto dopo che il […]

Redazione,

la terza guerra mondiale prosegue in Ucraina.

Cronaca

Ancora un nulla di fatto.

I colloqui di pace fra i padroni di Kiev e i separatisti prorussi, che si tenevano oggi a Minsk, sono terminati senza nessun accordo.

Lo lo ha detto l’emissario del governo ucraino, l’ex presidente Leonid Kuchma, accusando i ribelli di aver fatto fallire le discussioni. “Hanno rifiutato di discutere sulle misure per un cessate-il-fuoco immediato e il ritiro delle armi pesanti”. Sul fronte opposto, gli insorti si dicono pronti a tornare a Minsk solo quando sarà pronto il documento finale ma soprattutto dopo che il presidente ucraino Petro Poroshenko ordinerà il cessate il fuoco, mettendo fine ai bombardamenti delle aree popolate e ritirando l’artiglieria a distanza di sicurezza. Dunque, un fallimento nonostante gli auspici per una rapida tregua formulati in una telefonata tra il leader del Cremlino Vladimir Putin, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande, preoccupati per l’escalation del conflitto.
La parola resta così, tragicamente, alle armi.  Nelle ultime 24 ore sono stati uccisi 15 soldati ucraini, mentre una trentina sono rimasti feriti, ha riferito il ministro della difesa ucraino Stepan Poltorak. Almeno tre civili, sempre secondo fonti ucraine, sono invece morti nella notte, uno a ovest di Donetsk, roccaforte dei ribelli filorussi, e due nei bombardamenti intorno alla città di Debaltseve, controllata da Kiev e diventata il nuovo fronte caldo del conflitto. I separatisti denunciano 13 morti nei loro ranghi ma rivendicano di aver ormai stretto l’accerchiamento su Debaltseve, strategico nodo stradale e ferroviario tra Donetsk e Lugansk, l’altra roccaforte ribelle. I fari sono puntati qui, dopo che ieri le milizie hanno lanciato un minaccioso ultimatum alle truppe ucraine asserragliate, 8000-1000 uomini circa: “deponete le armi e avrete salva la vita”. La presa di Debaltsevo avrebbe un’importanza strategica fondamentale, perchè consentirebbe loro di unificare la linea del fronte e di saldare le forze delle due principali roccheforti insurrezionali.

Guerra alla guerra dei padroni

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